
Cinema & Spettacolo
Hip Hop, filosofia di vita
Una danza, una cultura, un modo di vivere: questi sono l’hip hop e la break dance, per la prima volta protagonisti a Roma dal 12 al 14 marzo nel festival che riunisce in Italia i massimi esponenti del genere nazionali e internazionali, lo Yo! Urban Dance Fest.
Tre giorni di musica, spettacoli, incontri e le immancabili sfide, a testimonianza di una cultura figlia della metropoli che finalmente inizia a ricoprire un posto d’onore anche nelle accademie, un’arte di rivolta che trova cosi la sua “strada” portando “la strada” in primo piano.
Brian Green
Come è nata l’iniziativa?
Cristina Gastaldi (Organizzatrice Yo! Urban Dance Fest): Il contest hip hop, ossia la gara, è nato 10 anni fa per far scontrare e incontrare le scuole provenienti da tutta Italia, il contest di break dance invece è nato 4 anni fa…eravamo 30 gruppi all’inizio, e siamo diventati un centinaio. La cosa insomma è cresciuta, come è cresciuto l’hip hop, abbiamo così deciso di iniziare a invitare esperti dall’estero. Dominique Lesdema
Non siamo abituati in Italia a vedere i veri professionisti del genere, e ne sentivamo la necessità, si tratta di personaggi grandissimi che veramente fanno parte della storia della danza e che nella nostra penisola non erano mai stati invitati.
Abbiamo quindi deciso di unire le forze e le competenze. Oggi fare un evento di Urban dance vuol dire creare un momento in cui oltre a gareggiare, i ragazzi possano imparare e vivere in pieno lo stile di danza e di vita.
In Italia i massimi esponenti del genere vengono solo per Yo! Urban Dance Fest e ne siamo particolarmente fieri! Per questo abbiamo deciso la formula dello show contenitore unico, per dare sotto un unico nome più possibilità di confronto e incontro considerando che vengono ragazzi da tutta la penisola. Non solo ballo quindi, ma anche studio.
Si può ripercorrere una storia dell’Urban Dance dagli inizi a oggi?
Cristina Gastaldi:
E’ molto lunga la cosa! Posso parlare dell’Italia…ed è ovvio che qui è stata rivista con la nostra cultura per cui non fortunatamente come guerra tra crew ma come genere di danza. Oggi si parla, infatti, di contaminazione contemporanea, afro e jazz, tutte cose che partono anche dagli insegnanti di danza, mentre in USA e Francia luoghi dell’Hip Hop puro, è proprio stato un percorso dalla strada al riconoscimento. In Italia rivisitiamo sempre le cose secondo la nostra cultura e a volte questo è bene!
Il riconoscimento artistico rischia di svilire il genere?
Cristina Gastaldi: a mio avviso no, è un’arte a tutti gli effetti e non si può fermare, è un modo di sfogo per i ragazzi, un modo di vivere la danza, rimane la sfida, quella non può finire la stessa break si sviluppa proprio a partire dalla competizione quindi quest’approccio non potrà mai morire…ma per il resto come tutte le forme d’arte non può perdere la sua vitale spinta iniziale.
L’appuntamento e’ a Roma dal 12 al 14 marzo, al Pala Cavicchi www.yofestival.com
Foto apertura notizia : stormybrothers
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- Marta Volterra