
Vignettopoli
“TO REBUILT THE FUTURE: CHILE 8.8” presentata alla Biennale di Venezia
Il 27 febbraio 2010, alle ore 3:34 locale un evento sismico si scatenò a largo della costa del Maule in Cile, generando il più grande e terrificante terremoto della storia, dopo il maremoto dell’oceano indiano nel 2004. La paura è stata tanta, i danni ingenti, e circa 500.000 edifici danneggiati in particolare nella capitale, Santiago del Cile oltre alle reti elettriche saltate e incendi sparsi per la città, crollati tre ospedali e il Museo Nazionale delle Belle Arti che ha subito gravi deterioramenti.
Diverse regioni del Cile sono state danneggiate in modo irreparabile e la situazione ha sollecitato l’attenzione di importanti architetti internazionali e giovani talenti del posto i quali hanno unito le forze per ricostruire i territori colpiti con l’obiettivo di creare un paradigma architettonico adatto alle condizioni geoclimatiche del paese, con caratteristiche di low cost e nel rispetto del patrimonio storico. In quest’ottica nasce Chile 8.8 : To rebuilt the future, l’esposizione di architettura in presentazione alla Biennale di Venezia 2010 dal 29 agosto al 21 novembre 2010.
L’architetto Sebastían Gray, curatore dell’ambizioso progetto, ha pensato di dividere la mostra in tre sezioni chiamate Patrimonio, Prefabricación e Organizaciones. La sezione Patrimonio comprende il progetto Casa Coya, Muro Pumanqui e Tarapacá . La finalità principale di questa sezione è ricostruire gli edifici mantenendo l’eredità passata e le tradizioni stilistiche locali, avvalendosi delle moderne tecniche antisismiche. Casa Coya è una realizzazione architettonica ad opera dello studio Owar in collaborazione con l’americano Evan Pruitt.
Situata tra le montagne del Rancagua, è caratterizzata da fondamenta ancorate alla roccia tramite un plinto basale, e al suo interno microstrutture in legno dividono gli spazi che degradano progressivamemente verso la parte opposta dove prende vita un luminoso porticato con tanto di patio e cortile. I materiali utilizzati riprendono gli elementi caratteristici delle abitazioni rurali pur utilizzando sistemi antisismici innovativi come riempimenti con paglia, reti d’acciaio, stucco ed argilla. Casa Coya non essendo stata danneggiata dal terremoto, rappresenta un modello antisismico vincente dal quale attingere. La stessa filosofia che integra tradizione e modelli antisismici di avanguardia, è stata ripresa per Pumanque un piccolo paese situato nella VI Regione nella Provincia della Colchagua, fortemente danneggiata dal cataclisma e per il progetto Tarapacá, quest’ultimo è stato curato da una equipe di architetti dell’Università Cattolica del Cile, con l’intento di ristrutturare il borgo storico di San Lorenzo di Tarapacà.
La seconda sezione dell’esposizione chiamata Prefabricación è dedicata all’edificazione di strutture architettoniche modulari, e trasferibili da un luogo a un altro. Si parte con la costruzione della Baia di Curanipe, e con la ricostruzione delle zone rurali nella provincia di Maipo, completamente distrutte dal sisma. In particolare vanno citati due progetti all’interno di questa sezione, il primo per merito dell’architetto Mathias Koltz, “Soluciones Modulares” che prevede la costruzione di moduli prefabbricati, facilmente replicabili in ambienti differenti, e quindi facilmente smontabili e trasportabili della larghezza massima di tre metri. La medesima metodica è prevista nel progetto dell’architetto Sebastían Irarrázaval, chiamato “Salas de Clases Modulares”, sono unità prefabbricate a ridotto budget che saranno prodotte a Santiago e trasportate poi nell’area da ricostruire.
La terza sezione della mostra concerne la presentazione delle Organizzazioni che hanno assunto l’impegno di ricostruire le zone distrutte dal terremoto, con la finalità di tutelare l’eredità storica delle zone devastate. Fra i numerosi organismi coinvolti nell’attività di recupero, merita di essere citato il Bio Bio Proyecta formato dagli architetti: Patricio Mora Araya, Leonel Pérez Bustamante con Hilda Basoalto Mosquera, Claudia Cerda Inostroza, Viviana Vilches Wolf e Felipe Rivera Yáňez; i quali presentano il progetto Memoria, che consiste nel recuperare le macerie provocate dal terremoto e nel trasformarle in monumenti simbolici dislocati in varie zone della città, come strade, piazze e parchi. Un efficace progetto che riassume il filo conduttore di questa straordinaria esposizione Chile 8.8, ovvero salvaguardare il patrimonio culturale del Paese ricreando oltre a edifici sicuri e poco costosi, l’armonia e la saggezza culturale di un popolo che non si è arreso di fronte al disastro di quel tragico 27 febbraio, e che con il suo coraggio e la capacità di inventiva è un esempio di civiltà per tutti.
*Si ringrazia per il materiale fotografico e la documentazione: Daniele Marcialis – Elisa Andreini di The Bandits Press press@thebandits.it*